lunedì 5 ottobre 2015

Alla ricerca delle parole giuste con il Festival di Internazionale a Ferrara


Ferrara, la statua di Savonarola


 
Il week end del festival del giornalismo di Internazionale a Ferrara è stato un grande momento di giornalismo partecipativo, in cui, giornalisti, scrittori, artisti, operatori del settore dell'informazione, da tutto il mondo e lettori si sono incontrati per parlare di realtà e attualità.

La rivista Internazionale da sempre si distingue, nel panorama italiano dell'informazione su carta e sul web, per la grande qualità, dimostrata anche in questo weekend.

La splendida Ferrara è stato il teatro ideale per questi giorni fertili, in cui stimoli e interessi si sono rincorsi tra convegni, manifestazioni e incontri dal respiro molto profondo.

È stata la mia prima volta al Festival di Internazionale,  non sarà sicuramente l'ultima.


Nella tre giorni Ferrarese oltre ad assistere a incontri e dibattiti con alcuni dei migliori giornalisti italiani e internazionali, ci si è sentiti realmente parte di una cittadinanza attiva, partecipe e soprattutto pensante. Perché quei temi dibattuti da tanti nei talk show, sui giornali e sul web, in maniera astratta, a Ferrara sono divenuti reali.

Perché si è rimasti agganciati alla realtà, che cambia in continuazione e si sono cercate risposte diverse rispetto a quelle solite, che un po' per convenienza e un po' per pavidità, spesso non si vogliono trovare.
Il mondo cambia  sempre più spesso i giornali e la stampa in generale danno tutto per scontato, descrivendo ciò che nella realtà non esiste.


Ferrara Internazionale


I numerosi incontri hanno occupato i maggiori edifici del centro storico, una città al servizio del giornalismo.

 L'installazione al Castello estense in memoria dei migranti morti in mare
L'installazione al Castello estense in ricordo dei migranti morti in mare
Tanti gli argomenti trattati, ottima l'organizzazione, impossibile seguire tutto, sia per l'impossibilità di avere il dono dell'ubiquità, sia perché gli eventi erano davvero numerosi.
Libri e cultura, politica italiana e internazionale, la crisi delle ideologie, la finanza, l'Europa, come cambia il giornalismo con le nuove tecnologie.

Come cambia Cuba?

 
Si è parlato di storie, quelle che ancora lasciano ferite aperte nella nostra memoria: Armenia e Srebrenica con le toccanti testimonianze di Meinie Nicolai e Ed Vulliamy, sono solo alcuni esempi.

Sono stati in mostra le abilità e i risultati di tanti giovani talenti che, nonostante la crisi culturale, oltre che economica del nostro Paese, continuano a rischiare per provare a cambiare le cose.

Talenti giovani e italiani, che rappresentano un'eccellenza del giornalismo 2.0 italiano in giro per il mondo.
Si è affrontato il tema di come cambino l'Africa, Cuba, il Medio Oriente che non si arrende alle guerre in Iraq e in Afghanistan, il coraggio di Medici senza frontiere. Si è parlato di Isis, di Siria, Kobane, di migranti e di come l'argomento venga tanto strumentalizzato e deformato.

Igiaba Scego presenta "Adua"

 

I Workshop 


Poi ci sono stati i workshop, quelli su prenotazione e a numero chiuso.

Ho seguito "Trovare le parole giuste. Scrivere di guerra e violenze anche quando la realtà ci lascia senza parole" con Ed Vulliamy.

Vulliamy è una persona davvero straordinaria, capace di esprimere con le parole, i propri gesti e il proprio corpo le difficili esperienze che hanno segnato il suyo lavoro.
Da Bruxelles 1985 con la partita Liverpool - Juventus dell' Heysel, a Srebrenica e il massacro dei musulmani bosniaci da parte dei serbi, per arrivare alle inchieste puiù recenti sul messico e il narcotraffico.

Un'esperienza davvero da ricordare, soprattutto per il valore umano della persona.
Ti accorgi che la voglia di scrivere, di mopstrare la realtà, cercare di svelare al mondo i grandi crimini e dare giustizia a vittime e sopravvissuti con la diffusione della verità va oltre qualsiasi possibile shock personale.

Il giornalismo inteso come una missione e Vulliamy lo incarna alla perfezione.

Il giornalista Ed Vulliamy
Ed Vulliamy

Le parole giuste


Ci si chiede come si facciano a trovare le parole per descrivere massacri come quelli di Srebrenica, con ottomila persone uccise in appena cinque giorni, o realtà quasi senza speranza come quella del Messico in cui si affronta una vera e propria guerra, silenziosa.

Eppure quelle parole bisogna trovarle, perché l'unico strumento che è possibile usare quando ci si trova in questi contesti è la "penna" e la possibilità di poter far conoscere quello che accade.

Le parole non sono tutte uguali, una non vale l'altra e non bastano tutti i dizionari di questo mondo per trovare quelle giuste.

Un volto, un nome, una storia.

L'ironia e l'umorismo nero può aiutare a raccontare e a far aumentare l'empatia nei confronti di chi legge.

Poi ci sono le esperienze di chi nell'attività quotidiana di tutti i giorni affronta temi delicati.
Dai migranti che arrivano a Milano in cerca di asilo, a quelli che arrivano in Sicilia, a Caltanisetta, per cercare un futuro migliore. Per alcuni il viaggio continua, con la possibilità dell'asilo, per altri c'è il rimpatrio, il ritorno e la sconfitta, con tanto di minacce.

Quelle eccellenze italiane che vanno all'estero, un po' per motivi professionali, un po' per spirito umanitario, si presta aiuto e assistenza a quei soggetti deboli che scappano in contesti martoriati, sia dalla guerra che dallo sfruttamento di compagnie multinazionali che distruggono il territorio e habitat similmente a un conflitto. Le multinazionali sono i mandanti, le organizzazioni criminali sul territorio sono i bracci armati.

Ricordiamoci che l'occidente ha grandi responsabilità in tutto questo.

Come è possibile descriverlo?

Come si scrive dell'indicibile, quando tutte le parole falliscono?

Non esistono parole giuste capaci di raccontare drammi come questi. Le parole sono uno strumento per far conoscere  storie.
Solo con la trasmissione del messaggio, si può in parte rendere onore a vittime e sopravvissuti.
Solo così un po' di giustizia potrà essere fatta.
Le parole servono anche a quello.