Signori, chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia.
K. Krauss
In questi giorni molto duri mi veniva in mente questa frase di Krauss, riportata in auge da una citazione di Tiziano Terzani in una lettera a Oriana Fallaci, ogni volta che ascoltavo i soliti commenti sui terribili fatti di Parigi. Un salto indietro di 11 mesi, quando a gennaio ci furono gli attacchi a Charlie Hebdo per le vignette su Maometto (qui puoi leggere cosa ho scritto di quel triste gennaio). Siamo in novembre e la situazione è addirittura peggiorata, senza soffermarmi su tutte le strumentalizzazioni, le notizie false diffuse in rete e le prese di posizione vergognose di molti "politici".
In molti a gennaio avevano detto che un po' Charlie Hebdo se l'era cercata, perché la sua satira aveva esagerato e scatenato i terroristi. Oggi si rivaluta la Fallaci in tutto il suo pensiero. Come si può vedere il terrorismo crea un orrore mediatico ancora più grosso di quello materiale.
I simboli da attaccare sia a gennaio che l'altra terribile notte sono i principi cardini della società moderna: la libertà di espressione, la multiculturalità, la culla del pensiero illuminista.
Le immagini e le sensazioni della sera del 13 novembre sono ancora davanti agli occhi, le urla, il sangue e quei giovani morti. Un divertente venerdì sera spezzato dalla violenza. La vita può cambiare in un attimo e finisce per stravolgere qualsiasi certezza che avevi.
Nella tranquilla Europa occidentale post guerra fredda, siamo ormai abituati all'integrazione tra Stati, a una vita pacifica e tutto sommato tranquilla, lontana da quelle tensioni e quelle paure che avevano caratterizzato il passato e che invece caratterizzano altri contesti geografici.
Sono proprio quelle differenze che fanno paura. Ci diciamo assuefatti all'orrore, al sangue e alle tragedie quando le guardiamo sul piccolo schermo, quando cioè le sentiamo distanti e remote.
Appena ci colpiscono più da vicino, mostriamo tutte le insicurezze e le debolezze delle nostre convinzioni.
In pochi attimi vengono messe in dubbio quelle certezze e quei valori su cui, da decenni, basiamo il nostro vivere civile.
Dedica a Valeria Solesin
Poi ci sono le vittime, quelle vere, quelle foto che resteranno immagini per sempre e quei sorrisi che i cari non vedranno più. Un giovane libanese stroncato dall'attentato, vale quanto un giovane italiano che muore. Ci sono poi i volti e le parole, le vittime vicine. Valeria è una di quelle. Quanti in questi giorni non hanno pensato di poter essere al suo posto, in una città, che per tanti ha un significato particolare.
Quel sorriso si è spento per sempre. Non la conoscevo, per questo voglio lasciare il suo ricordo alle parole di chi ha davvero avuto la fortuna di viverci vicino.
Stupenda. Libera. Piena di idee e di forza. La migliore studentessa del mio corso alla Sorbona. Era molto impegnata nel sociale, non solo con Emergency. Avevamo parlato a lungo della questione del terrorismo, soprattutto dopo l’attentato a Charlie Hebdo. Era contraria a qualsiasi guerra, a qualsiasi intervento militare. Valeria si era conquistata ogni millimetro della sua vita.Era tosta. Aveva studiato tantissimo. Era ricercatrice all’Ined della Sorbona, la sua era una borsa di studio molto prestigiosa. Studiava le comparazioni fra le famiglie italiane e francesi, cioè lavorava studiando anche un po’ il suo caso.Abitava a Parigi da quattro anni e stava vivendo il suo sogno. Ma certo, le sarebbe piaciuto molto poter avere la stesse possibilità in Italia.Diceva che l’unico modo per rispondere alla guerra era la pace. Questa era la sua visione del mondo. Pace, soltanto pace."
Valeria aveva sogni, stava lottando per vivere il proprio, così come i molti che erano in giro quella sera a Parigi. Una sera di svago.
Una sera in cui il terrorismo arriva in maniera subdola e in un lampo distrugge tutto e tutti.
