La dedica della settimana
Eccoli giovani e belli, con gli occhi della speranza e la voglia di costruire un nuovo futuro attraverso la partecipazione. Perché non riesci a stare fermo quando sei incapace di accettare tanta violenza. Non ce la fai proprio. Leggo la storia di questi giovani ragazzi morti, i ragazzi di Suruç e un vuoto pervade tutto il mio spazio circostante. Quante lacrime urlate al vento. A cosa serve tutto questo. A cosa serve scrivere, tutte queste parole, tutti questi post, tutte queste dediche, la memoria resta solo lettera morta, parola bruciata. Conta solo un'esplosione e passa tutto. Guardo e riguardo quella foto, violenza devastante e insensata come quella di Utoya e l'ingiustizia del silenzio dopo il massacro.
Quei ragazzi turchi militavano nella Federazione delle associazioni dei giovani socialisti, arrivavano da tutto il Paese, e avevano un sogno. Poi quella bomba esplosa nel giardino del centro culturale Amara ha distrutto tutto. Anche i norvegesi di Utoya avevano un sogno, quello di costruire un futuro sostenibile, paradosso vuole che anche loro erano in un campeggio di giovani socialisti norvegesi, anche lì si parlava di futuro e si cercava di porre le basi per costruire. Anhce lì, un ragazzo come loro, quattro anni fa lì ha ammazzati. Un attacco di follia omicida, un folle visionario fu capace di commettere una strage. Resti zitto.
Dopo tanto dolore verrebbe solo da stare in silenzio, prendere tutto e partire distante anni luce verso Kepler 452b.
Ma poi pensi.