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giovedì 1 febbraio 2018

L'illusione mediatica del calciomercato che non c'è più


Fa scalpore il mercato deludente del campionato italiano e in particolare del Napoli e delle big italiane in generale rispetto alla ricchezza delle altre leghe calcistiche mondiali. Da un'analisi di costi e ricavi spiccano nettamente quelle della Premier League, campionato drogato dagli introiti delle televisioni che quasi doppia le spese fatte ne La Liga. Decisamente staccate gli altri campionati con la Serie A al nono posto dietro persino alla Championship inglese. Da notare il saldo positivo con un totale cessioni davvero alto che ha ormai certificato quanto il nostro campioanto sia un campionato esportatore più che importatore di calciatori. Il momento nero del calcio italiano non è comunque dimostrato solo da questi dati, ma dall'incapacità della classe dirigente di svoltare realmente rotta e di eleggere dei vertici realemnte favorevoli al cambiamento dopo anni di fallimenti, culminati con la mancata qualificazione al Mondiale della nostra nazionale.



Entrando più nello specifico spicca tra le varie squadre il Napoli che non è riuscito a pescare dal mercato quel rinforzo, nelle seconde linee, capace di poter dare risporo ai titolari in questa fase culminante del campionato. Gli azzurri rappresentano un meccanismo perfetto che però soffre l'usura del sovrautilzzo. È evidente che il gioco non spia più spumeggiante e perfetto come quello della prima aprte del campionato, forse per una maggiore stanchezza dei principali interpreti, oltre che a qualche aggiustamento posto dalle avversarie nell'affrontare la squadra di Sarri. Fatto sta che gli azzurri stanno conquistando punti con una qualità in cui l'anno scorso difettavano, la solidità mentale e la capacità di soffrire. Molti di queste vittorie non brillanti, soprattutto nell'ultimo periodo, il Napoli delle scorse annate non le avrebbe raggiunte. Questo è un notevole passo in avanti dei partenopei, che quest'anno potranno dare filo da torcere alla Juventus. L'unico avversario davvero serio che può contrastare il Napoli è l'affaticamento e i possibili infortuni che sono più probabili quando a giocare sono sempre gli stessi. Solo a centrocampo e tra i difensori centrali il Napoli ha sostituti validi che possono far rifiatare i titolari. Sulle fasce e in attacco, invece, a giocare sono sempre gli stessi e quindi il pericolo in quel caso è maggiore. 
In queste ore sta montando in maniera decisa la polemica nei confronti dei dirigenti e della proprieta azzurra per i mancati rinforzi alla squadra. Molti contestano a De Laurentis la non volontà di spendere oltre che l'incapacità di acquistare giocatori decisivi per inforzare il progetto e approfittare dell'ottima classifica conquistata in questo periodo.

In rete si vedono post d'amarcord inneggianti a Ferlaino e attacchi a De Laurentis per niente velati. Ma dov'è la realta? C'è chi critica a prescindere De Laurentis e chi lo difende a spada tratta. La realtà come al solito è nel mezzo.
L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, in piedi, vestito elegante e sMS

Soprattutto tenendo conto che Ferlaino nella fase finale della sua presidenza è stato tanto bersagliato con tante scritte sui muri della città che lo invitavano ad andare via.È comunque giusto che i tifosi nostalgici possano omaggiare uno dei più grandi presidenti della storia del Napoli. Spesso la memoria difetta è ci si ricorda solo degli ultimi tristi anni di Ferlaino. Quel post che è comunque molto bello perché omaggia un grande presidente troppo spesso bistrattato, ricorda ciò che animava Ferlaino prima del business: l'essere tifoso della squadra. Che è invece un po' quello che criticano a De Laurentis per il quale, secondo tanti tifosi, il business viene  prima di tutto. 

Il calcio è ormai cambiato dagli anni di Ferlaino: cinesi, arabi e fairplay finanziario costringono le squadre a far fronte a cifre di gestione altissime non paragonabili ad altre epoche storiche del calcio e i bilanci sono ormai fondamentali. Ma il tifoso non ama guardare i bilanci e le spese, semplicemente il tifoso dall'ultima squadra di serie d alla prima di serie A vuole vincere. Il partecipare alle coppe per poi a metà calendario essere costretti a volerle abbandonare perché non si ha la rosa adatta probabilmente stanca. È vero 12-13 anni fa il Napoli era in c, 15 anni era fallito, ma ormai è da almeno 10 anni che il Napoli è stabilmente in Europa o in Champions. Ciò che anima le proteste dei tifosi è il rammarico che, in un periodo in cui le gerarchie in Serie A si stanno ricostruendo, sarebbe un peccato per il Napoli non vincere nulla e forse (dico forse) un rafforzamento ora poteva essere  la spinta giusta. Se giocatori adatti subito al progetto di Sarri esistono visto il destino in panchina, almeno nei primi tempi, che accomuna tutti i nuovi arrivati a Castelvolturno Auguro alla dirigenza del Napoi che la rosa attuale possa bastare e magari i ritorni di Ghoulam e Milik possano essere subito positivo. Certo che il seppur grande campionato che è stato fatto dagli azzurri fino a ora, oltre che la squadra costruita perfettamente fino a ora, non può esimere da critiche la società per la discutibile gestione di alcune trattative incomprensibilmente arenate.La critica è sempre legittima perché nessuno è esente da errori.

Se il Napoli sta giocando un campionato fenomenale e forse era difficile trovare sostituti all'altezza del progetto, un discorso diverso va fatto per l'Inter che, invece aveva tutta la necessità di rinforzare una squadra che sta particolarmente deludendo nell'ultimo periodo, per cui sarebbe un passo mortale dal punto di vista dei conti economici mancare la qualificazione in champions. A deludere è stato il modo in cui alcune trattative sono state portate avanti: Pastore una su tutte, che aveva illuso i tifosi della squadra nerazzurra. Vedremo che risorse riuscirà a ritrovare Spalletti con una squadra che probabilmente necessitava di innesti di qualità.

SIamo lontani dall'epoca d'oro del calciomercato, quando i giocatori migliori del mondo arrivavano in Italia. Oggi il mercato è praticamente morto. La riforma del calcio italiano deve essere coraggiosa e passare anche da qui, magari inserendo un'unica finestra di mercato per tutti i campionati uefa e ridurla almeno della metà. Ma il calcio italiano sembra davvero allo sbando.

sabato 2 dicembre 2017

Napoli- Juventus: vince il pragmatismo di Allegri in una serie A che di meglio oggi non riesce a produrre.

Higuain riesce a ottenere la sua vendetta con il goal decisivo, anche se l'atteggiamento di polemica è ormai diventato stucchevole. Nello scontro Sarri - Allegri il secondo vince perché riesce meglio ad adattarsi alle diverse situazioni. Nulla è però deciso.


Momento di stanca degli azzurri?

Napoli Juventus ha dimostrato i pregi e i limiti di entrambe le squadre. La più bella squadra d'Italia e tra le prime tre d'Europa, per gioco, sta passando un periodo difficile in termini di spettacolo, perché già nelle settimane precedenti, gli azzurri avevano dimostrato di avere uno stato di forma non eccelso e di non riuscire più a essere dinamici e mobili come prima, caratteristica che rende il calcio sarriano bello e imprevedibile. Il Napoli se non è al massimo della forma diventa meno pericoloso, perché per giocare quel calcio bello e intenso che vuole Sarri devi stare bene fisicamente. Contro la Juventus gli azzurri sono stati più lenti, sia nei passaggi che nei movimenti, grazie anche alla tattica attendista di Allegri, che è riuscito a imbrigliarne il gioco, e per una certa stanchezza da parte dei maggiori esponenti di spicco della squadra partenopea. Nella settimane scorse, quando si chiedeva conto a Sarri di questo calo di forma, il mister controbatteva che i dati della corsa dimostravano che lo stato fisicodei giocatori non era così male, in realtà è evidente come il Napoli corra peggio rispetto a prima, e il possesso palla sia meno dinamico e pericoloso.  I limiti bisogna forse ricercarli in una preparazione iniziata troppo presto per il preliminare, in una rosa corta che limita le alternative in ruoli cardine per la squadra come le ali di attacco e di difesa e una certa chiusura tattica da parte di Sarri che non vede altro modo di giocare al di fuori del suo, indipendentemente dalla forma e dai giocatori a disposizione. 

lunedì 13 marzo 2017

Un calcio al veleno tra polemiche e faziosità

Lo chiamano ancora sport. Alcuni trattano, parlano e si appassionano di calcio ancora come se fosse un semplice sport. Quando c'è da polemizzare, in tanti ci tengono a mostrare la loro calma e la loro capacità di giudizio superpartes sottolineando che si tratta solo di uno sport e come tale dev'essere giudicato, senza quella dose di veleno, stress, rabbia e pressione che muove tanti tifosi, appassionati che si infervorano e si accendono ogni volta che la propria squadra del cuore scende in campo.



In realtà, bisognerebbe sottolineare che nel momento in cui entra in campo il professionismo lo sport perde il proprio carattere propriamente ludico per diventare business, competizione e agonismo. Niente in relazione ai valori dello sport, come lealtà, benessere e salute.Si noterà la banalità di questa affermazione, ma in realtà bisogna specificare innanzitutto questo, quando si parla di sport professionistico in qualsiasi contesto, che sia calcio, basket, ciclismo, nuoto, pallavolo e altro.

Ciò che riesce a muovere lo sport professionistico e nello specifico il calcio è la grande passione di milioni di persone che ogni giorno monopolizzano i loro pensieri parlando, pensando, ossessionando tutto il loro tempo sul calcio. Per il tifo alla propria squadra del cuore o per semplice passione ludica, o per più veniale questione di soldi con le scommesse.

Il calcio è capace come nessun altro argomento di muovere passioni, cuori e persone che si infervorano e quasi pronti a fare "rivoluzioni" per una partita di pallone più che per qualsiasi sopruso subito.
Chi scrive è da sempre un appassionato di calcio e di sport in generale, ma incapace ormai di essere fan o tifoso. Un tempo ero tifoso del Parma, dopo le brutte vicende, mi sono disinnamorato, ma la mia indole razionale ha fatto sì che fosse ormai difficile essere un fan.In sostanza, non comprendo come un giornalista possa essere tifoso di una parte e continuare a fare il proprio lavoro con credibilità e autorevolezza, perché nel momento in cui si è persa ufficialmente l'equidistanza tra le parti, la capacità di giudizio è compromessa. Tutto quel che si dice o si scrive è condizionato dal tifo. I giornalisti tifosi sono un parte del problema, perché contribuiscono ad accendere gli animi e a infervorare le folle per un tornaconto che può essere di testata o personale. Questo non è giornalismo almeno dal punto di vista della deontologia.